Cohousing, una scelta per abitare sostenibile: un termine nuovo che racconta un felice ritorno al passato. Il cohousing infatti non è altro che il vivere insieme riscoprendo i rapporti di buon vicinato e mettendo al centro il contatto umano. Come dire, un’esperienza che ci riporta ai tempi delle nostre nonne, quando i momenti di aggregazione nelle piccole comunità erano maggiori e il vicinato si poteva davvero considerare una sorta di famiglia allargata.

Concretamente, scegliere il cohousing significa vivere in un condominio, una villa o un qualsiasi tipo di complesso abitativo insieme ad altre persone, ciascuna delle quali dispone di un appartamento privato e di alcuni spazi extra in condivisione.

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Immagina dunque di conservare l’uso esclusivo di ambienti personali come il bagno, la cucina e le camere da letto, e oltre a ciò di dividere le spese per servizi quali un giardino, uno spazio per i giochi dei bambini o per i tuoi hobby, addirittura una piscina, una palestra o una piccola biblioteca, “lussi” che probabilmente non potresti permetterti se dovessi pagare tutto da sola.

Una delle chiavi del successo del cohousing sta infatti nel risparmio, sia perché si dividono le spese di gestione, sia perché le abitazioni di questo tipo vengono progettate secondo principi che puntano all’efficienza energetica, con un taglio sui costi della bolletta.

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Insieme al portafoglio, ci guadagna anche l’ambiente: quella del cohousing è infatti un’esperienza a vocazione green, dove l’ecologia, il consumo etico e l’uso attento delle risorse vengono al primo posto. Dal car sharing alla mobilità verde, dall’attivazione di gruppi di acquisto solidale (i GAS) agli esperimenti di autoproduzione sfruttando orti e giardini condominiali, la comunità dei cohousers sceglie uno stile di vita alternativo e sostenibile, improntato alla cosiddetta “decrescita felice”.

E poi c’è l’aspetto umano e sociale, che forse è il più importante. Condividere degli spazi abitativi serve infatti ad avvicinare le persone, rafforzando una rete di relazioni che oggi spesso viene a mancare e che ci farebbe sentire tutti più al sicuro e meno soli.

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Negli ultimi anni questo modello abitativo ha cominciato a diffondersi anche in Italia, legandosi in molti casi a un processo di rigenerazione urbana per recuperare edifici dismessi o valorizzare le periferie. A Milano, ad esempio, è già attivo l’Urban Village nel quartiere Bovisa, un ex opificio abitato da 32 famiglie, ed è in fase di realizzazione un progetto per il recupero di una cascina del ‘600 nei pressi dell’abbazia di Chiaravalle (appena fuori città). Progetti simili non mancano neppure a Torino e in Toscana.

E tu che ne dici, il cohousing può essere una soluzione per il tuo futuro nido?